Parliamo di Mindfulness

Lo sapevi che esiste un metodo che permette di passare da uno stato di sofferenza ad una percezione soggettiva di benessere? Lo sapevi che avere la percezione dei tuoi stati mentali può aiutarti a superare i momenti negativi? Come?

Con la pratica della “Mindfulness”

L’ideatore di questa stravolgente pratica Kabat Zinn, definisce Mindfulness  la capacità di portare attenzione al momento presente in modo curioso e non giudicante, vale a dire che la Mindfulness è un processo che porta attenzione al momento presente, consapevolezza e accettazione del momento attuale.
Dunque l’obiettivo della pratica Mindfulness e la sua finalità etica è quello di eliminare la sofferenza inutile, coltivando una sorta di accettazione profonda di qualunque cosa accada attraverso un lavoro attivo con i propri stati mentali. Secondo la tradizione originaria, la pratica della Mindfulness dovrebbe permettere di passare da uno stato di disequilibrio e sofferenza ad uno di maggiore percezione soggettiva di benessere, grazie ad una conoscenza profonda degli stati e dei processi mentali.


Le origini di ricerca della consapevolezza sono da ricercarsi nella pratica meditativa buddista, infatti gli insegnamenti di Buddha, indicano i fattori mentali che consentono all’individuo di cogliere l’essenza e la natura di ciascuna esperienza: l’aspirazione, la fiducia, l’attenzione, la discriminazione e, naturalmente, la consapevolezza. Antiche concettualizzazioni della Mindfulness possono essere rintracciate in numerose scritture buddiste


Mindfulness  è memoria del presente e presenza mentale, è una disciplina fondamentale per ottenere la riduzione delle sofferenze umane, che sono considerate connesse ad una percezione erronea di un “io” individuale permanente. Superare questa illusione consente di raggiungere un equilibrio emozionale e un benessere psicologico duraturi.

La tradizione buddista non raccomanda un cambiamento della realtà esterna, ma un mutamento dell’individuo stesso a livello cognitivo ed emotivo, per correggere gli errori che la mente umana commette di frequente quando non sia stata allenata e disciplinata.

La Mindfulness in Occidente arriva con il biologo Jon Kabat-Zinn, che, a partire dal 1979, ha sviluppato un protocollo per introdurre la meditazione di consapevolezza come intervento in contesti clinici, convinto che avesse il potere di trasformare in modo duraturo l’esperienza individuale della sofferenza e dello stress.


Cosa non è la Mindfulness: non è una tecnica di rilassamento o un metodo per entrare in trance e svuotare la mente. Non è una modalità per garantirsi un facile benessere psicofisico. Non è una sorta di “spa emozionale”, non è una sorta di accettazione passiva ed acritica.

E’ un atto che parte dall’attenzione e dal modo in cui facciamo uso di tale pratica ed è talmente semplice, che proprio questa semplicità ne rappresenta la vera difficoltà. Da un lato, una capacità progressiva di maggiore presenza al qui e ora (momento presente) ci apre a esperienze inaspettate, alla pienezza del vivere. Dall’altro, la pienezza dell’esperienza, che comprende necessariamente anche il disagio, la sofferenza, il dolore. E qui entra in gioco uno degli aspetti più interessanti di questo approccio, che ci coinvolge emotivamente e ci insegna a non respingere e a non negare questa dimensione, ma a farne motivo di crescita e di creatività.

Questo è il significato dell’accettazione profonda di qualunque cosa accada, di cui parlavo.

Il lato negativo della vita non possiamo evitarlo e allora la prospettiva della consapevolezza (Mindfulness) ci offre una possibilità, che a primo impatto può sembrare strana, insolita, forse assurda: entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgere piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non ci piace, che non vorremmo o che ci fa soffrire. Andiamo contro natura, perchè l’istinto ci porta a rifiutare. Ma se ci abituiamo a fare esperienza di tutto questo, allora possiamo scoprire che in questa tattica apparentemente incomprensibile, c’è la sorprendente possibilità di fare spazio, di lasciar essere e quindi di essere meno condizionati, meno oppressi anche dalle condizioni che ci portano disagio. E, paradossalmente, facendo questo ci mettiamo nelle migliori condizioni possibili per trovare il modo più efficace per gestire o risolvere le cause di sofferenza.

Pubblicato da MARGHERITA PESARINI

Margherita Pesarini è una Facilitatrice del Cambiamento Personale. Ha perfezionato la sua formazione umanistica con gli studi filosofici che l'hanno indotta da sempre ad una ricerca interiore del proprio essere, per ritrovare se stessa e vivere una vita di felicità e benessere. Ama scrivere e stimola il lettore, attraverso la conoscenza di se stesso, ad attuare quello stile di vita che porta al successo e alla felicità. Da alcuni anni studia ed applica tecniche di LIFE COACHING, curando ogni particolare, ogni esercizio, ogni argomento al solo scopo di aiutare le persone ad arrivare nel modo più giusto alla realizzazione dei propri obiettivi, liberandosi delle paure, riconoscendo le proprie potenzialità ed allenandole. La sua attività è costantemente rivolta a chi crede in sé stesso per raggiungere i propri obiettivi e per vivere una vita piena di soddisfazioni, a chi crede nel cambiamento, nei valori, e si applica concretamene e attivamente per realizzare ciò che desidera, con equilibrio, energia e positività.

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